C’era due volte è un catalogo di storie, liberamente ispirate ad alcuni testi di importanti autori di letteratura per l’infanzia come i Fratelli Grimm, Andersen, Emma Perodi.
Una piccola serie di racconti, da cui ad ogni apertura di sipario il narratore, seleziona la combinazione di due titoli da presentare: scelta legata alla tipologia del pubblico, alle caratteristiche del luogo di ogni singola rappresentazione e all’umore del raccontatore. Tutte le storie in catalogo sono costruite facendo interagire alcune tecniche primarie della teatralità come la narrazione, l’uso di oggetti e l’utilizzo della grafica computeristica videoproiettata per rafforzare l’evocazione dei personaggi, luoghi, vicende.
Un uso “poetico” della tecnologia indirizzato ad un’applicazione ludica, creativa, all’interno del gioco del teatro. Uno strumento, come il computer vene utilizzato per creare scenografie elettroniche animate dal “vivo” da un operatore multimediale, che “manovra” in tempo reale i segni e le sequenze grafiche proiettate agendo come un marionettista che con i suoi invisibili fili anima i suoi personaggi. Figure digitali con cui l’attore interagisce in un originale combinazione visiva e narrativa sospesa fra reale e virtuale.
Con queste premesse, ci si misura, ad esempio, con una rilettura de “Il Brutto Anatroccolo”. Come avviene anche per le altre storie in catalogo non si tratta di una “Riduzione” del testo originale, ma bensì di una sua “Amplificazione” narrativa. Si applica la tecnica che Gianni Rodari definì “Insalata di Favole” che consiste nell’innesto in una “fabula” di personaggi di altri miti e racconti. Intrusioni letterarie e simboliche capaci di rafforzare il contenuto ludico ed il significato di ogni singola storia affrontata scenicamente.
In sostanza la favola originale, dell’anatroccolo come una matrioska, ne dà vita ad un’altra, un suo ampliamento da noi intitolato “Nero e Narcisa”, dove i protagonisti devono vedersela con un branco di candidi cigni capaci di guardare solo fin davanti al loro becco per rimirarsi continuamente nello specchio lucente formato dalle acque cristalline del proprio lago. Una contestualizzazione che rafforza e moltiplica il cuore narrativo del testo originario di Andersen da cui si prende spunto evidenziando le caratteristiche esteriori degli individui: in questo caso il colore delle piume rischiano di creare ostacoli insormontabili ad una più naturale cultura dello scambio e della conoscenza fra popoli e individui.