Alessandro Benvenuti riporta in scena Benvenuti in casa Gori, il primo e il più amato tra i suoi cavalli di battaglia – divenuto celebre anche grazie all’omonima versione cinematografica – che costituisce ormai un classico del teatro in lingua toscana.
Il giorno di Natale, la toscanissima famiglia Gori si riunisce attorno al tavolo per il tradizionale pranzo. I commensali: il novantenne Annibale Papini, il capofamiglia Gino Gori, la moglie Adele e il figlio Danilo con la giovane fidanzata Cinzia; Bruna, secondogenita di Annibale, Libero, suo marito, la figlia Sandra con il marito Luciano e la piccola Samantha. Aspettando l’Urbi et Orbi del Papa i dieci, in mancanza di un’alternativa ragionata, non possono fare a meno di ingannare il tempo tirando fuori, tra un crostino e una cucchiaiata di tortellini in brodo, il catalogo dei propri problemi esistenziali; la situazione ovviamente non tarda a precipitare in una velenosa sequela di accuse reciproche e violenti battibecchi.
Tra il riemergere di passati rancori, odi e insofferenze più o meno sopite, repentine riappacificazioni, Benvenuti delinea questo tragicomico ritratto familiare, che, come quello di Un comico fatto di sangue, è surreale sì, ma non troppo.