“LO SAPEVAMO ANCHE NOI” sono versi rubati ad una canzone di Gianmaria Testa, versi che raccontano in una cifra poetica tutto quello che “sapevamo” perché lo avevamo imparato nella nostra esperienza di popolo migrante. Questo è il con cui si confrontano gli allievi e allieve del corso di teatro promosso dal Teatro del Popolo a cura di Giallo Mare Minimal Teatro. Guidati dalla regista e formatrice teatrale M. Teresa Delogu, 23 allievi e allieve si sono immersi nella vicenda lunga, complessa, articolata, dell’ emigrazione italiana.
Un fenomeno che ha avuto differenti fasi, ma che non è cessato mai lungo il corso della storia della nostra giovane nazione: dalla grande ondata di partenti verso le Americhe subito dopo l’Unità d’Italia, all’ odierno emigrare degli “Expat” , emigranti odierni, giovani spesso qualificati e istruiti, ma che ugualmente trovano patria – in condizioni diverse- come i loro nonni e bisnonni. Un filo narrativo, che tocca i temi mai mutati del partire: la necessità economica, il razzismo subito fino ai massacri xenofobi, i nomignoli affibbiati. “Bel Paese, brutta gente” , questo dicevano degli Italiani…nomèa che ci ha accompagnato a lungo.
Siamo stati trafficanti di esseri umani, abbiamo fatto naufragio, avevamo fama di “essere sporchi come maiali”, non potevamo iscrivere i figli alle scuole dei bianchi. Lo sapevamo, appunto, cosa c’era dentro quella enorme massa – calcolata in circa 30 milioni di persone- che ha lasciato il Paese in poco più di 150 anni. Riflettere sulla nostra emigrazione, ora che il tema migranti è sotto la lente quotidiana, può essere uno spunto per inquadrare in un’ ottica più consapevole un fenomeno complesso e che non si presta a facili e superficiali soluzioni.