Si tratta di una creazione teatrale a partire da Il Paese dove non si muore mai di Italo Calvino, uno spettacolo nel solco del meticciato teatrale delle Albe, radice poetica della compagnia sin dalla fine degli anni ’80.
Nella contaminazione afro-italiana, la storia si sviluppa attraverso la figura di una giovane “tubab” (termine senegalese per indicare “i bianchi”) che rifiutandosi di accettare la morte decide di intraprendere un viaggio verso il paese che dà il titolo alla fiaba.
Nel viaggio la giovane incontra insoliti saggi che tra momenti di ilarità ed altri di malinconica poesia, le propongono alternative di longevità. Questi saggi vengono da “un altro mondo”, che è l’Africa, ma anche l’Altrove perché, come ogni fiaba che si rispetti, si svolge nel tempo del sogno, che è ponte tra mondo e storie. Perché la paura che ci accomuna tutti è una sola: quella che spesso non riusciamo neanche a nominare.
